Tuesday, September 29, 2009

“Via col vento”

1939: Gone with the Wind di Victor Fleming

Sempre in testa agli incassi il film che meglio rappresenta la potenza e la grandezza di Hollywood.

  

Da sempre i cinefili si dividono su quale debba essere considerato “il film”  per eccellenza: chi opta per Casablanca, chi per Via col vento. E’ indubbio però che se ai posteri si volesse indicare una pellicola che da sola esprime tutte le potenzialità, nel bene e nel male, del cinema americano la scelta non può non cadere che sul film diretto da Victor Fleming ma voluto prodotto ed effettivamente creato da David O. Selznick nel 1939 (anno d’oro per Hollywood: oltre Via col vento abbiamo Ombre rosse, Donne e Il Mago di Oz -1-).

Innanzitutto una premessa. Qualche considerazione su alcune differenze lampanti tra la produzione hollywoodiana di oggi e quella di ieri.

Tagliando il tutto con l’accetta è possibile sostenere che oggi a trionfare sia lo spettacolo, ieri si puntava sulla narrazione.

Peculiarità del cinema classico era il raccontare una storia coerente, una trama fitta e rifinita basata su personaggi e uno sviluppo lineare dall’inizio alla fine: il rapporto causa-effetto era chiaro ed inequivocabile, gli avvenimenti erano motivati e chiaramente spiegati. La stragrande maggioranza dei film di oggi sono spesso fragorosi, stracolmi di azione e di momenti spettacolari (le sfumature più delicate della struttura narrativa sono considerate una distrazione, una perdita di tempo).

Ebbene uno dei motivi che spiega il successo ininterrotto di Via col vento (il suo essere continuamente visto senza stancare) è il saper unificare in modo mirabile questi due aspetti caratteristici del cinema statunitense -2-.

Come separare le numerose sequenze d’azione di grande spettacolarità che colpiscono la nostra attenzione dalle emozioni che ci procura la romantica e tormentata storia d’amore fra l’affascinante Rhett e la solare e caparbia Rossella?

Quintessenza dell’epoca d’oro dello “studio system”, definito da Andrew Sarris “the most moviest of all movies”, tratto dal celebre romanzo di Margaret Mitchell, il film ebbe dapprima come regista George Cukor che abbandonerà, sembra, per polemica sui continui interventi sulla sceneggiatura da parte di Selznick. Dopo una breve parentesi che vede alla direzione Sam Wood e William Cameron Menzies, abbiamo Victor Fleming che aveva appena finito di girare Il Mago di Oz (il critico Franco la Polla afferma che i due lavori “sono film essenzialmente simili, risposte diverse ma consonanti a una stessa mozione storica e ideologica -chi meglio di Scarlet potrebbe far propria l’affermazione di Dorothy che ‘nessun posto è bello come casa mia’?-. Li avvicina il colorismo esuberante, la messa in scena di un mito agrario, la riaffermazione del valore salvifico della terra e della casa… Fleming ha provveduto con Il Mago di Oz alla costruzione di una favola, con Via col vento coordina la ricostruzione di un sogno, di un’altra ‘neverland’ qual è il Sud di Margaret Mitchell”). La prima si ebbe ad Atlanta il 14 dicembre, un anno dopo il film si aggiudica 10 Oscar (in Italia arriverà solo nel 1948).

Si avvertì subito che Via col vento era qualcosa di mai visto prima (e che difficilmente si sarebbe potuto vedere). Il 16 dicembre il New York Times scrisse: “E’ il più grande ‘murale’ in movimento che abbiamo mai visto, e la più ambiziosa avventura produttiva nella storia di Hollywood”. Variety il 20 dicembre: “Un autentico grande film, già destinato a infrangere qualsiasi record di box-office”.   Vari decenni dopo Morando Morandini affermerà: “Esisterà pure una ragione profonda se è il solo film nella storia dell’industria americana del cinema che viene riproposto al pubblico, con periodicità regolare, ogni cinque o sei anni, ogni volta con successo”.

Sicuramente Via col vento è il film su cui è stata scritta la maggiore quantità di libri e quindi di lui si sa tutto, storia e leggenda. Sarà utile sottolineare soltanto che uno dei motivi che spiega il ricorrente successo del film è nella sorprendente modernità del personaggio principale femminile (Scarlet, tradotto in italiano con Rossella). Personaggio oltremodo complesso e multiforme: è seducente, capricciosamente svagata, cercatrice di marito e soldi, potenzialmente donna perduta, futura dark lady, ha senso del dovere ma anche spirito di autoconservazione, si fissa tenacemente a un desiderio (avere Ashley a ogni costo) ma sa sopravvivere a esso riconoscendone con pragmatismo l’inconsistenza e la volatilità. C’è tutto di tutto in Scarlet. È soprattutto, come ha scritto Michael Wood, “una delle grandi celebrazioni americane dell’io”. Afferma Paola Cristalli della Cineteca di Bologna: “Perfetta incarnazione d’un mito funzionale, Scarlet resta nondimeno una vivente deviazione alla regola, una tentazione anarchica, un elemento di disturbo delle discipline familiari e sentimentali, un’irreducibile che sa vivere del proprio desiderio ma sa anche non morire con esso. Anche per questo Scarlet O’Hara ha continuato a resistere, nel tempo”. La memorabile frase da lei pronunciata e che conclude il film la simboleggia mirabilmente: “Dopotutto, domani è un altro giorno”.

Vivien Leigh, Clark Gable, Leslie Howard, Olivia de Havilland sono i quattro immortali protagonisti, ognuno dei quali da solo rappresenta un pezzo importante della storia del cinema.

Come non concordare con quanto ebbe a scrivere Time (“E’ la fiamma eterna della cultura popolare… e c’è da scommettere che non c’è giorno o notte in cui, da qualche parte del mondo, la Scarlet di Vivien Leigh e il Rhett di Clark Gable non si incontrino di nuovo su uno schermo”) ? E come non essere d’accordo con John Russell Taylor che, nella sua opera Films and Filming, sostiene: “Non è certo il più gran capolavoro d’arte cinematografica, ma quanti potrebbero giurare, mano sul cuore, che se dovessero scegliere, prima di essere spediti per sempre nello spazio profondo, tra rivedere Via col vento o uno qualsiasi dei capolavori garantiti dalla più autorevole lista dei dieci-migliori-film, non preferirebbero soffrire e sopravvivere ancora una volta con Scarlet? C’è qualcosa, nella monumentale solidità di questo film, che gli garantisce una sorta di immunità rispetto al tempo, qualcosa che né l’avvento degli schermi giganti, né i più spettacolari effetti speciali sono riusciti a togliergli”.

p.s.

Nel 1989 è stato selezionato dal National Film Registry per la conservazione ed è stato riversato in forma digitale.

 

note

(1) Su MyMovies tutti i film del 39: impressionante i capolavori che in tutto il mondo sono stati realizzati in questo anno!

(2) “La MGM ha fatto di Via col vento il film a più lungo sfruttamento commerciale della storia del cinema, redistribuito nelle sale per quasi quarant’anni, consegnato alla TV americana solo nel 1976…, nuovamente distribuito nel 1989 dopo il restauro… salutato allora dalla stampa con entusiasmo quasi patriottico”. La prova ulteriore della straordinaria e costante popolarità del film è che da tempo “un intrattenimento politico di alto share, condotto da un famoso giornalista non poco marpione, si apre proprio sulle note a effetto glorioso del tema di Tara di Max Steiner”  (Victor Fleming e Via col vento, Lindau 2001)

bibliografia Gianni Amelio, Il vizio del cinema, Einaudi 2004 Pierre Bourdieu, La distinzione: critica sociale del gusto, Il Mulino 1983 Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi 2000 Paola Cristalli, Victor Fleming e Via col vento, Lindau 2001 Franco La Polla, Sogno e realtà americana nel cinema di Hollywood, Laterza 1987 Laura-Luisa-Morando Morandini, Morandini: Dizionario dei film, Zanichelli 2008

scheda

premi e riconoscimenti

     

 

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