Monday, September 28, 2009

“A spasso con Daisy”

1989: Driving Miss Daisy di Bruce Beresford

Elogi a non finire per un film che ha mietuto giustamente premi un po’ ovunque: “Un film di grazia sorridente” (Il Messaggero), “Un buon film che ha un tema raro: il rispetto del prossimo” (Il Giorno),  “Il regista rappresenta magnificamente l’animo umano, merito anche di una coppia di attori in stato di grazia” (la Repubblica).

Leggera e profonda, divertente e toccante, intimista ma dallo spessore sociologico, un’opera (gran successo ai botteghini di tutto il mondo) che diverte ma fa anche riflettere, dolce ma con uno sfondo amaro e… il tutto amalgamato alla perfezione da Bruce Beresford (regista australiano trasferito da tempo ad Hollywood) .

Un racconto pieno di arguzia e di humour, fatto di tante piccole notazioni e sfumature che si dipana per più di vent’anni e in cui sembra accadere ben poco ma che invece risulta un affresco quanto mai sincero e veritiero di una certa America e un ritratto intelligente ed acuto di personaggi dalla ricca umanità e dalle psicologie ben delineate e accuratamente descritte. Un film di ammirabile equilibrio, senza sbavature né cadute retoriche o pietistiche (pericolo incombente in una trama del genere). Un inno all’amicizia, al dialogo, alla tolleranza, all’accettazione del diverso, al rifiuto di ogni tipo di razzismo in qualsiasi forma questo si possa presentare (da sottoscrivere quanto leggiamo su Wikipedia: “…la pellicola affronta un problema importante come quello del razzismo da una prospettiva insolita ed originale: senza scene violente o particolarmente forti e con i toni della commedia… Ma, da un’ analisi più attenta, emergono le contraddizioni di una società che si proclama fieramente libera da pregiudizi, come afferma Daisy all’ inizio del film, e che in realtà si rivela indifferente e ipocrita. Così, il tema principale del film traspare da tanti piccoli momenti, come quello in cui Hoke rammenta a Daisy che le persone di colore non possono entrare nei bagni pubblici. La morale di questo film classico, attuale ancora oggi, sta nel discorso finale di Martin Luther King : il razzismo non è solo animato dai Ku Klux Klan, ma anche da quanto ognuno possiede dentro il cuore, quindi non basta condannare a parole gli atti razzisti più estremi, solo per liberarsi la coscienza, ma serve l’ azione per mutare il corso degli eventi”).

A spasso con Daisy ci regala una grande interpretazione di due interpreti di razza, vere glorie del cinema americano che si sono fatte apprezzare in tutto quanto hanno fatto e che qui superano se stesse.

Jessica Tandy e Morgan Freeman sono al di sopra di ogni possibile elogio (il secondo era già stato protagonista della commedia premio Pulitzer di Alfred Uhry da cui il film è tratto, la seconda -che ricordiamo in un efficace ruolo ne Gli Uccelli e soprattutto come splendida coprotagonista in Pomodori verdi fritti…- divenne celebre nella messa in  scena a Broadway nel 1947 de Un tram che si chiama desiderio). Dan Aycroyd è da applauso in un ruolo per lui inconsueto, dimesso e poco appariscente.

scheda

premi e riconoscimenti





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